Nel blu dipinto di blu.

Oggi ho deciso di tinteggiare…e non parlo dei muri di casa, ma della mia testa. Ogni tanto mi piace cambiare colore dei capelli e non parlo di rosa shocking o verde acido, quindi forse è meglio parlare di sfumature. Sono sincera…se prima era semplicemente un vezzo ora è diventata una necessità…gli anni (anche se preferire parlare di saggezza) aumentano e il bianco pure! Questa volta ho optato per nero/blu (sarà contento mio padre che vedrà sicuramente un riferimento alla sua squadra del cuore, ma voglio rassicurare mia madre sul fatto di non avere la testa a strisce) per non stravolgere tanto il mio colore precedente e devo dire che il risultato è stato ottimo, colgo anche l’occasione per ringraziare la mia coinquilina per il supporto e per aver smacchiato il pavimento.

Terminata la sessione “coiffeur fai da te” le mie mani era ricoperte di chiazze blu. Guardandole è stato immediato il salto temporale alla mia infanzia, quando da bambina, colorando i miei meravigliosi disegni, che altro non erano che figure strambe senza senso, impiastricciavo tutto il foglio, il tavolo e le mie manine. Come si stava bene da piccoli, quando l’unica preoccupazione era arrivare in tempo in bagno prima dello scoppio della bomba.

le corse in biciclettaHo dei ricordi stupendi di quegli anni e mi sento davvero fortunata. Ricordo ancora quando in inverno con mio cugino passavamo pomeriggi interi a guardare i nostri cartoni preferiti mentre mamma ci preparava una gustosa cioccolata calda, o quando in giardino con una palla o semplicemente un paio di sassi trascorrevamo ore a divertirci in attesa della merenda (si il cibo, come oggi, è una costante della mia vita). Le bancarelle piene di cianfrusaglie, le corse in bicicletta, le liti, le urla e subito dopo le risate… sono tutti fermi immagine che conservo nella mia mente e sopratutto nel mio cuore.

Non avevamo nessun pensiero per la testa e se ci fosse stato era così puro e semplice da non rappresentare un problema o un impedimento ai nostri piani. Dovrebbe essere ancora così: la testa libera, le mani sporche e il cuore pieno.

Il fenicottero rosa.

Stamattina insieme alla mia socia siamo andate a visionari alcuni spazi che potrebbero diventare il nostro quartier generale. È ancora tutto in fase embrionale, ma ci diverte e ci stimola cercare la futura casa della nostra Start Up, presentarci come professioniste a chi di li a poco ci avrebbe mostrato le stanze e lasciare i nostri recapiti ci ha dato un non so che di autorevole. Come quando da piccole si giocava a “fare le maestre”, assegnare i compiti ai propri peluche e sgridarli se si mostravano poco attenti alla lezione, ci faceva sentire importanti, ci faceva sentire grandi! Oggi è stato così, non abbiamo sgridato nessuno e non abbiamo assegnato compiti ma abbiamo giocato al gioco dei ruoli e questa volta per davvero!

Fantasticare su come potrebbe essere il nostro ufficio rende i nostri progetti reali e i nostri sogni davvero realizzabili. Girare per negozi, vedere le cose più assurde e immaginarle sulle nostre scrivanie è stato esilarante, così come vederci sedute in quel bar in pausa pranzo a discutere di lavoro e di scarpe. Lo so, stiamo sognando e forse troppo, ma farlo ci rende felici e poi non facciamo male a nessuno…se non a noi stesse che rischiamo di soffrire una volta sveglie, o magari no… aprendo gli occhi magari la realtà sarà ancora più bella dei sogni, chi può dirlo! Ora so solo che ogni cosa sta prendendo forma e noi non smetteremo di crederci.

Il fenicottero rosaOggi per la prima volta ho visto il piccolo fenicottero rosa, che mi ha regalato una cara amica, sbattere le ali. È uno di quegli oggettini simpatici che si muovono ad energia solare. Cercava semplicemente un punto in cui il sole arrivasse più forte… ecco anch’io non voglio smettere di sbattere le ali perché sono convinta che prima o poi imparerò a volare. Intanto lui verrà con me e di sicuro troverà il suo sole anche sulla mia scrivania!

Tra le nuvole…

 

In aereo tra le nuvoleTornata alla base…appena entrata a casa la prima cosa che ho fatto è stato preparare un buon caffè, necessitavo di almeno cinque minuti per capire dove mi trovassi: le distanze in aereo si trasformano, l’essere ritornata qui in poche ore mi ha alquanto scombussolata, senza contare l’ansia del decollo e i vuoti d’aria durante il volo, ma fortunatamente nessun intoppo…come al solito in un paio di pagine e qualche sbirciatina fuori dal finestrino il viaggio, come me, è volato.

La valigia era stesa a terra, sembrava avesse bisogno anche lei di riposare, la camera invece mi attendeva con ansia, aveva bisogno di una ripulita e di un po’ di luce. Non mi restava dunque che darmi da fare (pensando: prima lo faccio prima posso stendermi come la mia valigia, magari sul letto e non sul pavimento). Come un trottola impazzita disfo la valigia, spolvero la camera, cambio le lenzuola, lavo a terra e carico la lavatrice. Guardo l’orologio era passata più di un’ora, stavo per tirare un sospiro di sollievo pensando di aver terminato le mie “faccende di bentornata a casa” e invece ricordo che il frigo era ancora li ad attendermi vuoto e sconsolato…non potevo continuare a farlo soffrire e soprattutto da stasera sarei dovuta tornare ad occuparmi personalmente del mio sostentamento, quindi di corsa a fare la spesa.

In fila alla cassa pensavo a tutto quello che avrei dovuto fare a partire da domani, a cosa poter mangiare stasera e se avevo messo l’ammorbidente in lavatrice…sì, ero proprio tornata alla realtà! Ora sono qui che vi scrivo in attesa della cena e della mia coinquilina per raccontarci le ultime novità di questi giorni passati lontane…è assurdo come in poche ore ci si riabitua alla propria vita, come se tutto quello accaduto prima del ritorno non fosse mai successo… meccanismo di difesa per soffrire meno la mancanza? Può darsi… ma sembra che la mia testa sia ancora tra le nuvole, su quell’aereo a rendersi conto che, per quanto piccoli, siamo comunque meravigliosi.

Disintossicazione forzata…

Altro giorno di preparativi pre-partenza, ma questa volta per andare via. Le vacanze di Pasqua sono terminate e come tutti gli anni il tempo sembra non bastare mai, sopratutto durante queste feste in cui i giorni sono davvero pochi. Anche il cioccolato e tutto il resto dei dolci, pasquali e non (perché la mamma fa scorta per la sua bambina di tutte le cose che le piacciono di più, concentrando in pochi giorni provviste per l’intero anno), sembrano non bastare mai…

allenatore esorta a mangiare

È strano il meccanismo che si attiva una volta messo piede nella propria terra: il tuo cervello ti chiede, o meglio ti impone, di mangiare quanta più roba il tuo stomaco possa contenere…come se quelle cose, una volta tornato nella città “adottiva” non le rivedrai mai più! Magari in realtà passeranno solo un paio di mesi prima di poterle riassaporare, ma tu pensi unicamente al fatto che di li a poche ora sarai lontano da tutto quel ben di Dio e sarebbe da pazzi e da stupidi non approfittarne. Anche quando inizia a girarti la testa per l’eccesso di zuccheri o le tue braccia sono ormai stanche per sostenere anche un unico altro pezzo di pizza, la tua mente inizia ad insultarti come il più duro degli allenatori, gettandoti addosso, oltre all’asciugamano bagnato, una valanga di insulti…allora da vero atleta professionista, partecipante da anni alle olimpiadi dell’abbuffata, risvegli il tuo orgoglio sopito e riprendi a spuntare l’elenco di cibi presenti in casa. Dopo aver velocemente calcolato il tempo rimasto, ti rendi conto che puoi farcela anche questa volta: riuscirai ad andare via con 4 kg in più e con la consapevolezza di non aver dimenticato nulla e di aver mangiato tutto quello che avevi a completa disposizione (è questo il punto cruciale: come nella vita, avere a portata di mano tutto ciò che si desidera, porta inevitabilmente ad abusarne)

Unico effetto collaterale è che la prima settimana dovrai affrontare gli scompensi della disintossicazione…e non parlo solo dei piatti deliziosi che hanno accompagnato queste vacanze, ma mi riferisco sopratutto ai sorrisi, agli sguardi e alle parole e ai silenzi di chi come sempre ha reso perfetti quei giorni.

Pasquetta bagnata…pasquetta rimediata.

fissare il mare

Come ogni pasquetta che si rispetti anche questa si è aperta con una simpatica e promettente pioggia scrosciante. La tradizione era stata rispettata! Dopo aver ringraziato comunque una madre natura evidentemente incazzata per cercare di tranquillizzarla con le buone, lasciando le cattive per i piani ormai andati all’aria, cerchiamo soluzioni alternative, sperando di ottenere una piccola tregua e non rinunciare definitivamente all’ultima giornata di queste vacanze.

Con una casa al mare a disposizione e un gruppo di ragazzi coraggiosi e pronti ad affrontare la spesa dell’ultimo minuto nell’unico centro commerciale aperto anche nei giorni di Pasqua, consapevoli di ricevere l’odio più puro e profondo dei lavoratori di turno, la pasquetta è salva. La semplicità di un buon piatto di pasta, il profumo di carne alla brace e una pastiera rimediata dalla generosità (o pena) dei vicini di casa, hanno addolcito anche la nostra cara madre natura che ha deciso di concederci un pomeriggio di sole.

Un raggio di luce coraggioso si è fatto strada nel grigio solo apparentemente invalicabile delle nuvole…e dopo di lui tanti altri: il grigio lasciava spazio all’azzurro. Il mare era ancora un po’ agitato… Domani tornerò a trovarlo, magari sarà più tranquillo, ma sono sicura che non avrà nessun problema se resterò di nuovo a fissarlo per un po’

Quel gusto in più…

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Non capisco perché la cioccolata prodotta durante il periodo di Pasqua sembri più buona…eppure è la stessa che trovo al supermercato in tutto il resto dell’anno!

Ma ha un gusto diverso…sembra essere ancora più deliziosa e soprattutto più “comprensiva“, più di tutte le altre volte…perché tutti sappiamo che come ti capisce la cioccolata non ti capisce nessuno! Soprattutto oggi…

Buona Pasqua a tutti!

Dal dottore con amore!

 

in viaggio

Stamattina per una visita medica che attendevo da un po’ mi è toccata una bella trasferta fuori casa, nonostante sia arrivata solo da poche ore. Levataccia a parte, ero in compagnia del mio papà quindi non ero poi così dispiaciuta: sarebbe stata una buona scusa per fare due chiacchiere e recuperare il tempo speso (e spesso anche perso) stando lontani.

Dopo l’immancabile sosta in autogrill, che mio padre attende sempre con ansia perché può approfittare di un bel cornetto alla crema all’insaputa di mia mamma, il viaggio sembra essere poi volato…senza accorgermene, dall’azzurro del mare ci siamo ritrovati nel verde delle montagne e poi nei colori tenui delle colline. La strada era semi vuota…come piccole sagome nere in un enorme quadro variopinto, eravamo gli unici personaggi di quel paesaggio.

Il viaggio di ritorno è stato più pittoresco. L’ora di pranzo aveva trasformato il quadro: non solo la luce aveva reso i colori più accesi, ma aveva anche riempito le strade di auto colme di dolci e colombe pronte per la Pasqua di domani. Io e mio padre come bambini felici viaggiavamo verso casa…mamma se stai leggendo… si!La nostra felicità era dovuta al fatto che a breve ti avremmo rivista!…ma so che sei una donna meravigliosa e concederai una piccola percentuale di questa nostra felicità al pensiero, che dopo pochi chilometri, avremmo raggiunto quel piccolo locale che ogni volta che ci troviamo in zona sembra richiamarci come le Sirene facevano con Ulisse…e sai mamma che il miglio modo per non cadere in tentazione….è cedervi!

Interno locale: arredamento in legno e pavimentazione rustica, formaggi stagionati appesi al soffitto, damigiane di vino e salumi da accompagnare con un pane rigorosamente casareccio… il tempo di respirare quella meravigliosa aria nostrana e farci preparare due panini che pesati equivalevano ad una pagnotta intera, e ci rimettiamo in viaggio. Ogni morso era un tuffo nei ricordi… un passo in più verso la consapevolezza di essere a casa…era un’esplosione di sapori ed emozioni. Se poi tutto questo è accompagnato dai racconti di tuo padre della sua infanzia, dalle immagini mai sbiadite di chi ti ha insegnato a vivere o dalle digressioni alle Geo&Geo sull’etimologia latina/paesana dei nomi delle piante trovate nel tragitto…posso affermare che ad ogni macchina che si aggiungeva alla coda, non potevo che sorridere!

 

Sul treno dei desideri.

In questo momento sono in viaggio verso casa. Non solo sono riuscita a non dimenticare nulla (o almeno credo…dovrò attendere il momento dell’arrivo quando ormai lontana km mi accorgerò che l’unica cosa che poteva davvero servirmi è rimasta li sulla scrivania) ma sono riuscita anche ad arrivare in tempo alla stazione, fare colazione e salire sul treno.

Come al solito prima cosa da appurare è chi e come saranno i miei compagni di viaggio, quindi armata di occhiali da sole e fingendo di dormire, li fisso spudoratamente ed ascolto le loro conversazioni… sembra che siano persone normali anche se dotate di una loquacità senza pari…ma a questo fortunatamente c’è rimedio…lascio alla mia dirimpettaia la responsabilità di intrattenere i due signori chiacchieroni e mi isolo con la mia musica.

Ho preso da poco un caffè..sono riuscita a raggiungere la carrozza ristorante attraversando quella a tema Frozen (le bambine pensando davvero di essere finite nel castello di ghiaccio dell’eroina del cartone animato hanno iniziato anche a volteggiare e cantare “Let it go!!Let it go”) superando poi quella a tema Woodstock, occupata da ragazzi che, pur di scendere a casa per le vacanze, trasformano il pavimento del vagone in un accampamento di valige e spirito di adattamento.

Sul treno dei desideri
È assurdo come cambiano le cose quando si cresce…anch’io qualche anno fa (ho detto solo “qualche” eh!) trascorrevo il viaggio seduta a terra, facendo attenzione a non essere calpestata dai viaggiatori più fortunati. Eppure ero molto più comoda di adesso…ero spensierata, felice…l’unica cosa che importava era arrivare, il come non importava…oggi invece siamo sempre più attenti a sfruttare il tempo in maniera produttiva: lamentandoci dell’aria condizionata o dei sedili scomodi, pensando a cosa fare appena si torna a lavoro, riflettendo su cosa si è lasciato e su cosa si ritroverà… non viviamo più il viaggio nel vero senso della parola.

I paesaggi scorrono veloci come i pensieri, perché non riusciamo più a stoppare il cervello e farci condurre semplicemente dal mezzo che ci sta portando a casa? Bruciamo neuroni e non carbone per andare più veloci!

Io me ne torno nel vagone Woodstock, li il viaggio sarà di certo più piacevole!

La valigia sul letto…

Giorno di preparativi pre-partenza. La valigia sarà piccola, perché i giorni saranno pochi, ma il cuore sarà enorme, pronto ad accogliere tutti quegli affetti che mi sono mancati in questo periodo.

Prima cosa da controllare è il frigorifero: se non ho sbagliato i calcoli le uniche cose da mangiare ancora presenti sono quelle per la giornata di oggi. Il calcolo della spesa non è cosa semplice, bisogna capire se sia il caso o meno di comprare qualcosa nei giorni precedenti alla partenza perché ci sarebbe il rischio di lasciarla marcire in casa mentre non ci sei, ma allo stesso tempo dovrai comunque provvedere al tuo sostentamento almeno per evitare, una volta arrivato a casa, di scioccare i tuoi meravigliosi genitori del sud con il tuo aspetto denutrito e pallido (chiaramente proiezione falsata delle loro menti). A quanto pare ho fatto un buon lavoro: partirò consapevole che lì mio frigo sarà li ad aspettarmi, vuoto e sconsolato.

pronti a partire

Altra cosa da fare è, oltre alla valigia, allineare sulla scrivania tutti gli altri elementi indispensabili per il viaggio: biglietto, carica batterie, libro, medicinali vari (ricordiamo sempre che il sistema di climatizzazione dei treni è tra le prime causa di influenza al mondo), cuffiette, carica batteria portatile (altra cosa da non dimenticare è l’efficiente sistema elettronico dei vagoni: per rendere il viaggio più divertente, in uno funziona e in un altro no, così tu puoi scommettere con la fortuna e perdere per l’ennesima volta, dato che capiterai di nuovo in quello privo di elettricità…equivalente estivo del vagone senza aria condizionata).

Vi saluto perché vado a dare un ultima controllatina…anche se sembra che ci sia tutto…l’unica cosa che forse mancherà sarà la testa…quella la dimentico spesso, ma poi la ritrovo sempre!